Come il cancro può diventare l’occasione di una rinascita: la nostra forza è la nostra debolezza

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È proprio vero che la nostra forza è la nostra debolezza. Ci ho sempre creduto e me ne ha dato conferma la storia di Nick Vujicic.

Nick Vujicic: la storia

Nick è nato in Australia con una malattia genetica, la tetramelia: è privo di entrambe le braccia ed entrambe la gambe. Ha solo piccoli piedi, uno dei quali ha due dita che gli permettono di svolgere varie attività, come rispondere al telefono, versare un bicchiere d’acqua e guidare la sua sedia a rotelle.

Ha avuto una vita difficile. A causa del suo handicap non ha potuto frequentare la scuola tradizionale. Poi, quando, la legge è cambiata, Nick ha frequentato la scuola normale. È stato vittima di molti atti di bullismo sin da quando era piccolo e all’età di otto anni, lo portarono a tentare il suicidio.

Nick e il suo rapporto con la vita

Il suo rapporto con la vita cambiò quando la madre gli fece leggere un articolo di giornale in cui si parlava di un uomo che nonostante i suoi handicap, svolgeva una vita normale.

Nick capì che non era il solo a vivere con grandi difficoltà e di quanto fosse bella la vita: nonostante tutto andava vissuta.

Poco dopo, appena diciassettenne, diede vita alla sua organizzazione no-profit “Life without limbs”, in italiano “Una vita senza arti”.

Dopo la laurea in Ragioneria e Promozione finanziaria a soli 21 anni, Nick ha cominciato a viaggiare come speaker motivazionale, rivolgendosi particolarmente alla comunicazione con i giovani.

Oggi Nick è un motivatore di fama mondiale, è sposato con una bellissima donna e ha avuto dei splendidi bambini. È autore di molti libri, interviene in show televisivi e divulga la sua testimonianza con chiunque, cercando di trasmettere il suo sconfinato amore per la vita.

Due vite a confronto

Leggendo e vedendo i video che raccontano la storia di Nick ho riflettuto sulla mia storia.

Mi chiederete: Che c’entra il tuo vissuto con quello di Nick?

Ed avete ragione, sono due storie completamente diverse, ma accomunate dalle stesse domande e dagli stessi stati d’animo.

Non accettarsi per quello che si è, non accettare per quello che la vita ci ha donato.

Il chiedersi continuamente perché sono nato/a così? Quale scherzo mi ha fatto la natura? Per quale motivo la mia salute è così cagionevole e per quale  motivo sono così debole? Per quale ragione i bulli si devono prendere gioco di me, mettermi in disparte e farmi sentire continuamente fuori dal gruppo?

Una malattia rara

Nick con una malattia genetica rara, la tetramelia, che lo ha destinato a nascere senza braccia, né gambe.

Io con una malformazione congenita che mi ha fatto nascere con un’emiparesi al braccio e alla gamba sinistra.

Malformazione che mi ha fatto essere oggetto di scherzi poco simpatici da parte dei miei coetanei.

Poi, crescendo è arrivata la diagnosi di rettocele e il relativo intervento, per poi finire nel 2012 alla comparsa di un tumore al seno sinistro.

Ed era per me il caso di chiedermi: Perché tutto a me?

Il momento della svolta: dopo il tumore la rinascita

Un giorno arriva la consapevolezza, proprio come nel caso di Nick, che la vita è bella e che va vissuta nonostante tutte le avversità.

L’intervento di rettocele mi aveva bloccata per molto tempo. Per mesi non ho potuto svolgere la mia vita nella normalità. Non mi era possibile trascorrere parecchio tempo fuori casa. Mi era stato proibito di fare sforzi, e di eseguire alcune attività.

Di conseguenza non ho potuto più svolgere la mia professione.

Ero educatore professionale e in quel periodo lavoravo con bambini tra i 3 e i 10 anni.

Si sa  che con quella fascia di età bisogna essere attivi, energici, godere di buona salute. Tutte queste cose a me mancavano e anche se avevo tutte le intenzioni di rimettermi fisicamente e di continuare nel mio lavoro, non mi era permesso farlo.

Se non sei produttivo, non va bene e la soluzione più ovvia per i datori di lavoro è quella di mandarti a casa.

Le conseguenze dell’intervento

Il rettocele mi aveva procurato sofferenza fisica e psicologica. Ed io avevo interiorizzato alcune convinzioni che mi erano state imposte dall’esterno, una fra tutte: ero malata.

Mi sentivo malata anche quando non lo ero e quella voce con cui mi etichettavano in tanti risuonava forte nella mia mente: sei malaticcia mi ripetevo in continuazione.

Non riuscivo a cambiare il mio dialogo interiore.

Quando mi fu diagnosticato il tumore ho capito quanto ero stata fortunata prima di allora. Avevo sofferto per il rettocele, ma non avevo dovuto correre tutti i rischi di un tumore.

Con il tumore era in pericolo la mia stessa vita e questo lo avrei scoperto solo dopo l’intervento e dopo l’esito dell’istologico. Avrei dovuto fare terapie forti, invasive e debilitanti.

In una delle sue interviste Nick dice:  “ci sono alcune cose nella vita che sono fuori dal nostro controllo e che non potete cambiare e dovrete conviverci. La scelta che abbiamo, però, è abbandonarsi o andare avanti

Abbandonare o andare avanti

Ho scelto di andare avanti e di riprendere in mano la mia vita. La mia vita valeva molto e non potevo permettere ad un male, di cui avevo paura di pronunciare il nome, di distruggerla.

Io dovevo essere più forte e mi dovevo predisporre alla guarigione.

Ho capito che il mio atteggiamento psicologico poteva avere un’enorme influenza sulla mia reazione alla cura.

Se ero forte psicologicamente reagivo meglio ai trattamenti, perché ero consapevole della cura e degli effetti benefici che ne potevo trarre ed era per questo che ero anche più determinata.

Assumere un atteggiamento positivo mi avrebbe permesso di guarire di più, perché avrei seguito meglio le cure e le indicazioni dei medici. Avevo un unico grande obiettivo ben definito da raggiungere: la mia guarigione.

Il cancro è stata quell’occasione che ha messo in discussione tutte le mie scelte e mi ha permesso di ripartire alla grande.

Ho affrontato l’intervento e le cure con approccio ottimistico. Non mi sono data per vinta nè dal punto di vista personale, nè professionale.

Perché non cercare nuovamente un lavoro? Per quale motivo non dedicare tempo alla formazione?

Ho vissuto la malattia come rinascita

In questi ultimi due anni ho ripreso in mano la mia vita ho deciso di darmi una nuova opportunità personale e professionale. Mi sono formata, sono diventata Coach Professionista  certificata EPCA e PNL Master Practitioner, certificata dalla Society of NLP.

La sofferenza del tumore mi ha fatto capire che volevo e potevo essere di aiuto a tante donne che hanno vissuto o stanno affrontando la battaglia contro il tumore.

È importante non affrontare il percorso da soli, ma farsi aiutare soprattutto da chi ha combattuto e vinto le stesse battaglie.

Ho capito sulla mia pelle l’importanza di combattere il cancro al fianco di un Life Coach.

Un Life Coach al mio fianco

Ho avuto anche io il mio life coach che mi ha aiutata ad acquisire una nuova consapevolezza di me stessa e della mia vita. Mi ha aiutata a lavorare sulle mie convinzioni limitanti, per alimentare quelle potenzianti che mi hanno permesso di vivere serenamente la mia malattia.

Mi ha aiutata a gestire le mie emozioni, trovando la forza di condividere con gli altri il mio dramma e di uscire dal mio isolamento.

Questa mia esperienza forte ha trasformato la mia vita in positivo, tanto da cambiarla e metterla al servizio degli altri, proprio come Nick che è riuscito a dare una svolta alla sua vita aiutando gli altri ad affrontare i propri problemi, di disabilità e non solo.

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